Sanremo e problemi di udito: quando la musica mette alla prova le orecchie

Insegna Ariston Sanremo

Ogni anno il Festival della musica italiana porta sul palco del Teatro Ariston artisti, orchestre, tecnici e migliaia di spettatori.

La musica è protagonista assoluta, ma dietro le quinte – e sotto i riflettori – c’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: la salute uditiva di chi la musica la crea e la vive ogni giorno.

Concerti, prove, monitoraggi in cuffia, palchi amplificati: l’esposizione prolungata a volumi elevati può mettere seriamente alla prova l’orecchio, aumentando il rischio di ipoacusia da rumore.

Ipoacusia da rumore: perché riguarda il mondo della musica

L’ipoacusia da rumore è una perdita uditiva causata dall’esposizione a suoni intensi, soprattutto se continuativa. Non si manifesta sempre in modo improvviso: spesso è progressiva e inizialmente quasi impercettibile.

Musicisti e cantanti lavorano in ambienti in cui i livelli sonori possono superare facilmente gli 85 decibel, soglia oltre la quale l’esposizione prolungata può iniziare a danneggiare le cellule ciliate dell’orecchio interno. Una volta compromesse, queste cellule non si rigenerano.

Anche chi utilizza sistemi in-ear non è completamente esente da rischi. Se il volume è troppo alto o se l’isolamento non è adeguato, il danno può comunque verificarsi nel tempo.

I segnali da non sottovalutare

Molti professionisti della musica tendono a minimizzare i primi sintomi, attribuendoli alla stanchezza o allo stress da performance.

In realtà alcuni campanelli d’allarme sono chiari: la difficoltà a percepire conversazioni in ambienti rumorosi, la sensazione di ovattamento dopo un concerto, la necessità di alzare sempre di più il volume in cuffia o la comparsa di fischi e ronzii persistenti, sintomi tipici dell’acufene.

Intercettare questi segnali precocemente è fondamentale per evitare un peggioramento progressivo.

Non solo artisti: anche il pubblico è coinvolto

Eventi come il Festival di Sanremo accendono i riflettori su un tema che riguarda anche chi assiste ai concerti o ascolta musica in cuffia per molte ore al giorno.

L’abitudine a volumi elevati, soprattutto con auricolari inseriti direttamente nel condotto uditivo, può favorire nel tempo una perdita uditiva precoce.

Prevenzione: la vera protagonista

La buona notizia è che l’ipoacusia da rumore è, in larga parte, prevenibile.

Monitorare i livelli sonori, utilizzare protezioni acustiche su misura, fare pause durante le prove e sottoporsi a controlli periodici dell’udito sono strategie fondamentali per chi lavora nella musica.

Un test audiometrico è semplice, non invasivo e consente di individuare anche lievi cali uditivi, prima che diventino un problema significativo.

Musica e benessere possono convivere

La musica emoziona, unisce, racconta storie.

Eventi come il Festival di Sanremo ci ricordano quanto sia centrale nella nostra cultura. Ma proprio perché l’udito è così prezioso, merita attenzione e cura.

Nel nostro centro acustico accompagniamo musicisti, professionisti dello spettacolo e appassionati in percorsi di prevenzione e monitoraggio personalizzati.

Prenota un controllo oggi e proteggi le emozioni di domani.

Ripartire bene nel nuovo anno: consigli per la salute dell’udito

Signora si prende cura dell'udito con apparecchio e sorride.

Il nuovo anno è spesso sinonimo di buoni propositi, nuove abitudini e maggiore attenzione al proprio benessere.

Tra palestra, alimentazione equilibrata e gestione dello stress, c’è però un aspetto della salute che viene ancora troppo spesso trascurato: l’udito.

Eppure, sentire bene è fondamentale per la qualità della vita, per le relazioni e per il benessere psicofisico quotidiano.

Ripartire con il piede giusto significa anche prendersi cura della salute uditiva, prevenendo problemi futuri e intervenendo tempestivamente quando necessario. Ecco alcuni consigli pratici per iniziare il nuovo anno ascoltando davvero… anche se stessi.

Controllo dell’udito: il primo passo per stare bene

Uno dei migliori propositi per l’inizio dell’anno è effettuare un controllo dell’udito, soprattutto se si avvertono segnali come difficoltà a comprendere le conversazioni, necessità di alzare il volume di TV e smartphone o affaticamento dopo situazioni rumorose.

Un check-up uditivo non è invasivo, è rapido e permette di individuare eventuali cali uditivi anche in fase iniziale, quando intervenire è più semplice ed efficace. La prevenzione, in questo caso, fa davvero la differenza.

Proteggere l’udito nella vita di tutti i giorni

La salute uditiva si costruisce anche attraverso piccole attenzioni quotidiane.

Durante l’anno siamo spesso esposti a rumori intensi: traffico, musica ad alto volume, ambienti di lavoro rumorosi.

Ridurre l’esposizione prolungata ai suoni forti e utilizzare protezioni adeguate quando necessario aiuta a preservare l’udito nel tempo.

Anche l’uso consapevole di cuffie e auricolari è fondamentale: meglio mantenere un volume moderato e fare pause regolari, soprattutto durante lunghe sessioni di ascolto.

Attenzione ai segnali che il corpo manda

Il nostro udito comunica con noi più di quanto pensiamo.

Fischi alle orecchie, senso di ovattamento, difficoltà di concentrazione nei luoghi affollati non vanno mai sottovalutati.

Sono segnali che meritano attenzione e una valutazione professionale.

Intervenire tempestivamente significa evitare che un piccolo disturbo diventi un problema più serio, migliorando da subito comfort e qualità dell’ascolto.

Apparecchi acustici: una soluzione moderna e personalizzata

Oggi parlare di apparecchi acustici significa parlare di tecnologia avanzata, discrezione e comfort.

I dispositivi di ultima generazione sono progettati per adattarsi allo stile di vita di ogni persona, migliorando l’ascolto in modo naturale e personalizzato.

Iniziare il nuovo anno con una soluzione su misura può rappresentare un vero punto di svolta, non solo per sentire meglio, ma per tornare a vivere pienamente ogni momento, senza rinunce.

Un proposito che dura tutto l’anno

La salute uditiva non è un obiettivo da rimandare.

Inserirla tra i buoni propositi di inizio anno significa scegliere consapevolmente il proprio benessere, oggi e nel futuro.

Affidarsi a professionisti dell’udito, informarsi e prendersi cura dell’ascolto è il modo migliore per iniziare l’anno con energia, attenzione e… con le orecchie ben aperte sul mondo.

Prenota ora un appuntamento nei nostri centri.

Mal d’orecchio invernale: cause e rimedi

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La stagione invernale si presta ad essere il periodo più critico per le nostre orecchie, perché le basse temperature molto spesso sono causa di dolore e di infezioni virali.
Il mal d’orecchio invernale è causato dalla presenza di una grande quantità di nervi sensitivi nella parte esterna dell’orecchio. Questi nervi sono molto sensibili ai cambiamenti esterni, soprattutto quando si parla di cambiamenti di temperatura.
Il dolore viene generato dalla stimolazione diretta del freddo alle vie nocicettive situate all’interno del padiglione auricolare, del canale uditivo e della membrana timpanica che segnalano un cambiamento della pressione differenziale, con conseguente mal d’orecchio, senso di ovattamento e vertigini.

Come prevenire il mal d’orecchio invernale?
Per poter prevenire il mal d’orecchio invernale o per evitare spiacevoli inconvenienti, è necessario seguire questi pratici consigli:

  • Utilizzare un cappello di lana o un paraorecchie quando si esce;
  • Tenere sempre le orecchie asciutte;
  • In caso di dolore, non utilizzare gocce auricolari troppo fredde.
  • Se a seguito di un forte mal d’orecchio non riesci a percepire bene i suoni che ti circondano, puoi prenotare un controllo gratuito presso uno dei nostri centri acustici.

Otoliti e vertigini

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Gli otoliti sono minuscoli cristalli di ossalato di calcio inglobati in una matrice gelatinosa contenuta nell’endolinfa dell’orecchio interno, quella zona del nostro orecchio deputata, tra le altre cose, al nostro equilibrio. Essi hanno la funzione di stimolare le cellule ciliate quando il nostro corpo cambia posizione, queste ultime inviano segnali al cervello informandolo delle nostre variazioni di spazio. Questi “sassolini” a causa di traumi che coinvolgono l’orecchio interno, infezioni o interventi chirurgici , possono staccarsi e viaggiare nei canali semicircolari dell’orecchio, dando luogo a alla vertigine posizionale parossistica benigna.

Cosa determinano gli otoliti con il loro movimento?
La sensazione indotta dalla VPPB è una vertigine intensa e improvvisa, che insorge generalmente quando si passa da una posizione distesa a una posizione eretta, e viceversa; generalmente di durata breve, anche di pochi secondi. Capita di avvertirla anche di notte, quando si cambia posizione in direzione del lato dell’orecchio coinvolto. Ciò avviene perché, appunto, nel muoversi a seguito di un nostro movimento, gli otoliti inviano impulsi più violenti ai sensori, che a loro volta li trasmettono al cervello. Sebbene non si tratti di una patologia grave, la vertigine posizionale parossistica spaventa sempre molto chi ne soffre, per il suo esordio improvviso e violento e perché la sensazione di malessere e rotazione che provoca è molto intensa, ma il paziente non riesce a comprenderne la causa.

Tra i sintomi secondari della malattia si evidenziano: nistagmo (movimento involontario degli occhi), nausea, vomito, tachicardia, ma generalmente nessun problema uditivo. Tuttavia, in rari casi, in particolar modo quando è interessato il canale laterale, è possibile rilevare anche un’ipoacusia neurosensoriale e acufene, ma il meccanismo che porta all’insorgenza di questi disturbi è ancora sconosciuto.

Diagnosi e terapia per la vertigine da otoliti
La diagnosi di VPPB viene effettuata durante una visita ORL attraverso la rilevazione dei sintomi. In genere si adotta un trattamento differente rispetto a quello previsto per qualunque altro tipo di vertigine, perché si ritiene che trattandosi di un problema di natura meccanica l’uso di farmaci antivertiginosi sia essenzialmente inefficace. In genere lo specialista procede alla cosiddetta manovra liberatoria, che consiste nel far eseguire al paziente alcuni movimenti della testa e del corpo che seguono una loro sequenza specifica, allo scopo di indurre gli otoliti ad uscire dall’ampolla in cui sono incastrati. Questo, nel caso in cui la manovra si riveli efficace, comporta per il paziente un’altra momentanea vertigine (vertigine liberatoria), una sensazione di rotazione inversa rispetto a quella che avverte abitualmente, che però consiste con la fuoriuscita degli otoliti. Tuttavia, non sempre questa manovra va a buon fine: solitamente occorre una rieducazione che non viene effettuata esclusivamente dallo specialista, infatti si suggeriscono al paziente anche esercizi che egli può svolgere a casa. Normalmente, il problema si risolve in un paio di settimane, ma in alcuni casi anche prima.

Nei casi in cui non si riesca a far fuoriuscire gli otoliti attraverso le manovre, si ricorre all’intervento chirurgico. Prima dell’intervento è necessario che il paziente effettui nuovi esami di approfondimento: ad esempio, una risonanza magnetica dell’encefalo per escludere che qualche altra causa possa aver determinato il disturbo, una visita del fisiatra per accertare che non si tratti, in realtà, di una vertigine posturale o un intervento di un odontoiatra per verificare che la vertigine non dipenda da patologie dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare).

Se pensi che la VPPB ti abbia causato problemi di udito, puoi recarti in uno dei nostri centri per effettuare un controllo gratuito.

Quanto conta l’udito per la comunicazione dei più piccoli?

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La scuola è ormai iniziata e per molti bambini comincia un nuovo percorso fatto di apprendimento e socializzazione.

Durante il periodo scolastico l’udito risulta essere fondamentale per lo sviluppo cognitivo e comunicativo dei più piccoli. Questo percorso diventa complicato quando il bambino ha un problema di tipo uditivo, poiché la lezioni diventano difficili da seguire e non si riesce a comunicare con i compagni.

Cosa fare?
Innanzitutto è utile conoscere il grado di perdita uditiva del bambino. Sulla base delle specifiche esigenze, si dovrà provvedere alla progettazione di un piano educativo individuale che garantisca al bambino normali tempi e processi di apprendimento.

Apparecchi acustici
Le scuole di oggi richiedono ai bambini di essere multitasking. Hanno quindi bisogno di usare il computer, di capire ciò che dice l’insegnante e di partecipare a lavori di gruppo ed inoltre ci sono molte attività extrascolastiche da fare! Quindi ottenere apparecchi acustici adeguati alle esigenze uditive di un bambino ipoacusico risulta indispensabile. Gli apparecchi acustici con la tecnologia wireless integrata, possono rappresentare la miglior soluzione per l’apprendimento scolastico dei bambini con problemi uditivi poiché consentono un ascolto e un dialogo migliore con l’insegnante in luoghi molto rumorosi come le aule.

Tecnologia a scuola
Negli ultimi anni, inoltre, la tecnologia ha contribuito a rendere le lezioni più dinamiche, interattive e multidisciplinari. Ovviamente, quindi, all’interno di un progetto educativo per il bambino ipoacusico, è di fondamentale importanza la presenza di un supporto tecnologico. La LIM (Lavagna Interattiva Multimediale), ad esempio, ha scalzato il predominio del canale verbale come unico strumento di comunicazione didattica, contribuendo a privilegiare percorsi di insegnamento arricchiti da contenuti visivi.

Tuo/a figlio/a ha un calo uditivo? Prenota un controllo uditivo gratuito in uno dei nostri centri acustici!

Controllo dell’udito: perché molte persone lo rimandano?

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Chi lavora nel mondo dell’audioprotesi sa dell’importanza del test uditivo, di quanto esso sia semplice da svolgere e fondamentale per prevenire qualsiasi deficit dell’efficienza uditiva.

Eppure per tantissime persone esso non è “solo un controllo dell’udito”, bensì costituisce un ostacolo, qualcosa da temere e, dunque, da rimandare il più possibile. Questo è certamente sbagliato e deleterio per la propria salute, ma ci sono ragioni molto precise.

Cosa spinge le persone a rimandare il test uditivo?
Innanzitutto la perdita di udito si manifesta in modo graduale, con il passare del tempo, e non è sempre evidente. Essa non ha sintomi tangibili e spesso induce a considerare l’ipotesi di un test uditivo solo quando la sua insorgenza è già avvenuta da tempo. La maggior parte delle persone, ad esempio, inizia con una perdita uditiva nelle prime frequenze, continuando a sentire bene in quelle basse; ciò significa che in un primo tempo può non accorgersi di nulla.

In secondo luogo, pur avendo preso coscienza della propria perdita uditiva, una persona può avere un blocco di tipo psicologico. È facile respingere un problema potenziale se non si è pronti ad affrontarne la possibilità. In media, possono trascorrere anche dieci anni prima che il paziente decida di sottoporsi a un test e correre ai ripari, e in dieci anni la perdita uditiva ovviamente si aggrava.

La perdita uditiva, poi, per tanti anni è stata assimilata alla vecchiaia o peggio al declino cognitivo della persona. Liberarsi di questo cattivo retaggio appare ancora molto difficile all’interno della società: le persone temono che il controllo dell’udito le induca a dichiarare ufficialmente il proprio deficit uditivo e vivono tutto ciò come un handicap insormontabile. Tutto ciò, in realtà, sortisce l’effetto contrario: perché la principale causa di declino cognitivo è proprio la perdita uditiva non trattata.

Un altro aspetto influente, infine, è quello relativo alle persone che “subiscono” la perdita uditiva. Spesso quest’ultima si costituisce come un problema più per le persone care a chi ne soffre, che per la persona stessa, che spesso neanche si accorge del suo deficit. Banalmente, se non riusciamo a sentire qualcuno che ci sta chiamando, quando finalmente avvertiamo il nostro nome, lo sentiamo per la prima volta. È lui ad averlo pronunciato più volte, e, dunque, a subirne la “frustrazione”. Per questo molte persone che soffrono di una perdita uditiva non capiscono perché chi interagisce con loro parli a voce alta o si mostri impaziente di essere ascoltato; ma sono proprio queste difficoltà di comunicazione a pregiudicare le relazioni delle persone che soffrono di una perdita uditiva e a condurre all’isolamento.

Se tu (o una persona a te cara) ti puoi identificare con quanto descritto sopra, non esitare a contattarci per prenotare il tuo controllo gratuito dell’udito. Rimandare non ti aiuta a risolvere i problemi di udito!

Come ottenere l’apparecchio acustico con le agevolazioni economiche

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Uno dei problemi che ostacola coloro che dovrebbero utilizzare un apparecchio acustico all’acquisto dello stesso è il costo elevato. L’acquisto di un apparecchio acustico comporta costi davvero alti, ma un modo per ottenerlo in maniera agevolata o pari a zero c’è e passa attraverso le agevolazioni ASL.

Le categorie richiedenti
Le categorie alle quali viene riconosciuto il diritto alla fornitura agevolata o gratuita dell’apparecchio acustico attraverso l’ASL sono:

  • I pazienti con ipoacusia superiore ai 65 dB nell’orecchio migliore;
  • I pazienti con ipoacusia inferiore ai 65 dB, ma portatori anche di altre patologie certificate che raggiungano in cumulo 1/3 di invalidità (34%);
  • I minori con qualsiasi grado di ipoacusia.
  • Gli invalidi di guerra e di servizio.
  • I ricoverati in strutture sanitarie accreditate, pubbliche e private.
  • Gli apparecchi acustici
  • Di solito gli apparecchi acustici forniti sono quelli standard, ma il cliente può scegliere, in accordo con l’audioprotesista, un apparecchio tecnologicamente ed esteticamente più sofisticato rispetto a quello previsto dal Sistema Sanitario Nazionale e sostenere il costo del conguaglio sempre grazie alle agevolazioni ASL.

Come ottenere le Agevolazioni ASL
Per ottenere un apparecchio acustico gratuitamente o in maniera agevolata è necessario recarsi dal proprio medico di base. Esso concederà l’impegnativa per una visita ORL. Successivamente, lo specialista (otorinolaringoiatra, audiologo o audiofonologo) sottoporrà il paziente a tutti gli esami necessari poi, in base alla prescrizione medica, l’audioprotesista redigerà il preventivo di spesa.

Se dovessero subentrare condizioni d’invalidità, dopo la visita occorrerà presentare tutta la documentazione all’Unità Ospedaliera Protesica del distretto sanitario dell’ASL di residenza, per ottenere l’autorizzazione e recarsi poi nei centri convenzionati. Dopo la verifica di conformità dell’apparecchio preventivato, l’ufficio competente concederà ed invierà l’autorizzazione entro 20 giorni. In caso di silenzio dell’ASL, trascorso tale termine, l’autorizzazione s’intende concessa.

L’audioprotesista consegnerà l’apparecchio acustico entro 30 giorni dall’autorizzazione e fornirà al soggetto richiedente, sulla base delle sue esigenze uditive, tutti i consigli utili per ottenere delle prestazioni ottimali.

Al momento della consegna dell’apparecchio acustico, il paziente firmerà una dichiarazione di ricevuta che dovrà essere consegnata all’ASL entro 3 giorni.

Il paziente dovrà tornare, entro 20 giorni dalla consegna dell’apparecchio acustico, dallo specialista che ha prescritto l’apparecchio per effettuare il collaudo.

Il collaudo
Durante il collaudo verrà verificata la congruenza clinica dell’apparecchio acustico. Qualora dovessero esserci difetti di conformità, il fornitore dovrà portare l’apparecchio acustico in linea con le esigenze uditive del paziente. Se il collaudo non dovesse avvenire entro 20 giorni, il fornitore sarà autorizzato a procedere alla fatturazione dell’apparecchio acustico.

Il rinnovo della certificazione
Dopo 5 anni, l’ASL può decidere se concedere o no un nuovo apparecchio acustico. Sono previsti casi di rinnovo anticipato se cambiano le condizioni cliniche del paziente e nei casi di smarrimento o non riparabilità dell’apparecchio acustico malfunzionante.

Per i dispositivi forniti ai minorenni non sono previsti termini di rinnovo perché i ragazzi o i bambini, vista la giovane età, hanno bisogno di una sostituzione, o modifica dell’apparecchio acustico, con cadenze temporali più brevi.

TRT: la terapia per acufeni

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La terapia per acufeni conosciuta come TRT è un tipo di approccio che consente in un certo qual modo di affrontare il problema eliminando in tutto od in parte la percezione effettiva e cosciente dell’acufene. A prescindere dalle cause, questa terapia è effettivamente capace di gestire questo sintomo trasformandolo da un problema serio e grave ad una condizione quasi del tutto irrilevante e quasi del tutto impercettibile nella vita quotidiana

Come funziona la terapia per acufeni?
La TRT, comunemente associata all’uso di mascheratori auricolari configurati per coprire determinati livelli sonori, è un protocollo applicativo molto complesso che deriva da precedenti studi particolarmente consolidati sui riflessi condizionati. Il punto focale di questo approccio è una consulenza medica e non psicologica, che viene associata ad una terapia sonora il cui scopo è innalzare l’attività di base dei neuroni uditivi con lo scopo di ridurre la percezione dell’acufene.

Ma come si articola questo protocollo internazionale del TRT?
1. Valutazione iniziale

è una fase importante del trattamento e ha lo scopo di modificare il modo in cui il paziente considera il proprio acufene, attraverso una demistificazione del tinnitus finalizzata a neutralizzare le associazioni emozionali negative.

2. Valutazione clinica

terapie chirurgiche e trattamenti medici già effettuati, esclusione di eventi patologici che possono manifestarsi con acufeni

3. Valutazione audiologica

Esami strumentali otorino generali (esame audiometrico tonale e vocale, DPOAE, impedenzometria, Loudness Discomfort Level) e specifici per l’acufene

4. Diagnosi e categorie di trattamento

Di fondamentale importanza nel TRT è l’esatta valutazione del paziente per attuare una classificazione appropriata: infatti la scelta del trattamento è basata sulla categoria nella quale il paziente viene inquadrato.

5. Terapia di sostegno (counselling)

La terapia di sostegno, parte essenziale del processo riabilitativo nei confronti degli acufeni è sempre una terapia individuale, mai di gruppo.

6. Terapia del suono (fitting counselling)

Alla terapia di sostegno viene affiancata la terapia del suono mediante applicazione e messa a punto del generatore di suono, fornendo al paziente spiegazioni sul suo corretto utilizzo.

7. Follow up counselling

Terapia di sostegno attraverso controlli del paziente a distanza nel tempo.

I tappi di cerume e come rimuoverli

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Il cerume si forma genericamente in modo ordinario nelle orecchie delle persone. Se però non viene rimosso da molto tempo o ne viene prodotto in alta quantità potrebbe portare a fastidiose conseguenze: i tappi di cerume.

Ma procediamo con il giusto ordine.

Cos’è il cerume?
Il cerume è una normale ed antisettica sostanza oleosa che ci aiuta a proteggere e tenere pulite le nostre orecchie.
Gli studi di questa sostanza, come riportato da wikipedia per esempio, parlano proprio del fatto che serva a mantenere “la superficie del condotto stesso umida e morbida, aiutandone la pulizia e la lubrificazione, e, grazie al suo pH acido, svolge attività antibatterica”.

Incredibile vero?
Di solito inoltre viene espulso da solo ed in piccole quantità all’esterno del canale uditivo grazie al movimento della mascella.
E’ importante però aver ben presente che va rimosso se:

  • hai una perdita uditiva, mal d’orecchio, acufene o vertigini. Queste condizioni potrebbero essere causate proprio da un tappo di cerume.
  • il cerume ha composto un vero e proprio tappo che impedisce allo specialista di esaminare completamente l’orecchio.
  • se usi l’apparecchio acustico ed il cerume influisce negativamente sul loro funzionamento.

Bene, allora come rimuoverlo se forma i tappi di cerume?

  • La prima cosa da fare è fissare un appuntamento con il tuo medico di base segnalandogli la questione, questo è il punto più importante. Tra le varie soluzioni potrebbe prescrivervi delle gocce per l’orecchio per sciogliere la cera, in questo caso potrebbe uscire dall’orecchio da sola.
  • Se il blocco non si scioglie, potrebbe essere necessario doverlo rimuoverlo. Per questo viene solitamente utilizzato un dispositivo chiamato irrigatore che lava la cera dall’orecchio con acqua tiepida. Questo metodo però non è adatto per le persone che hanno un timpano perforato.
  • In alternativa quindi uno Specialista può rimuovere la cera dall’orecchio usando strumenti medici specifici per risucchiarlo, scioglierlo o ridurlo. E’ importante, quando la situazione è grave, rivolgersi ad un otorino laringoiatra.

È sempre importante inoltre tener ben presente questo: mai utilizzare cotton fioc per rimuovere il cerume. L’inserimento potrebbe peggiorare la situazione spingendo il tappo di cerume ancora più in profondità.

Cos’è l’acufene?

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L’acufene è una fastidiosa sensazione uditiva che riguarda circa il 15% della popolazione adulta. Consiste in continui fischi e ronzii che possono divenire incessanti ed incidere sull’umore, sul sonno e sulla vita di chiunque ne soffre.

Lesioni dell’orecchio esterno, medio e interno possono comportare acufeni: otite media acuta, tappi di cerume, presbiacusia, trauma cranico, uso di farmaci tossici per l’apparato uditivo. Il trattamento dell’acufene risulta ancora difficile, ma tuttavia esistono rimedi che consentono di alleviare questa fastidiosa sensazione.

5 utili consigli per alleviare l’acufene

  • Adottare uno stile alimentare sano. Una corretta dieta incide molto sull’acufene infatti, ad esempio, bisognerebbe eliminare o ridurre il consumo di sale, dolcificanti artificiali, cibi molto grassi, caffeina e alcool, potrebbe portare dei miglioramenti;
  • Evitare l’esposizione in ambienti rumorosi ed utilizzare tappi o paraorecchie per proteggersi da suoni fastidiosi;
  • Fare attenzione ai farmaci che si assumono. Molti di essi possono essere ototossici e possono essere la causa dei continui ronzii.
  • Ascoltare suoni di sottofondo rilassanti. Tra questi suoni, quelli che consentono all’udito di alleviare i continui rumori sono i suoni bianchi provenienti dal mare, dalla pioggia;
  • Consultare uno specialista per determinare l’origine dell’acufene. La causa dell’acufene non è necessariamente legata all’apparato uditivo ma potrebbe anche derivare da cause esterne come rumori di origine vascolare e muscolare trasmessi per via ossea, in grado di stimolare il recettore cocleare tale da far percepire il continuo fischio o ronzio.

Sottoponiti ad una visita per scoprire le cause dei fastidiosi ronzii e le possibili terapia per affrontare l’acufene.

Se hai problemi di udito, prenota un controllo gratuito.