
Ogni anno il Festival della musica italiana porta sul palco del Teatro Ariston artisti, orchestre, tecnici e migliaia di spettatori.
La musica è protagonista assoluta, ma dietro le quinte – e sotto i riflettori – c’è un aspetto di cui si parla ancora troppo poco: la salute uditiva di chi la musica la crea e la vive ogni giorno.
Concerti, prove, monitoraggi in cuffia, palchi amplificati: l’esposizione prolungata a volumi elevati può mettere seriamente alla prova l’orecchio, aumentando il rischio di ipoacusia da rumore.
Ipoacusia da rumore: perché riguarda il mondo della musica
L’ipoacusia da rumore è una perdita uditiva causata dall’esposizione a suoni intensi, soprattutto se continuativa. Non si manifesta sempre in modo improvviso: spesso è progressiva e inizialmente quasi impercettibile.
Musicisti e cantanti lavorano in ambienti in cui i livelli sonori possono superare facilmente gli 85 decibel, soglia oltre la quale l’esposizione prolungata può iniziare a danneggiare le cellule ciliate dell’orecchio interno. Una volta compromesse, queste cellule non si rigenerano.
Anche chi utilizza sistemi in-ear non è completamente esente da rischi. Se il volume è troppo alto o se l’isolamento non è adeguato, il danno può comunque verificarsi nel tempo.
I segnali da non sottovalutare
Molti professionisti della musica tendono a minimizzare i primi sintomi, attribuendoli alla stanchezza o allo stress da performance.
In realtà alcuni campanelli d’allarme sono chiari: la difficoltà a percepire conversazioni in ambienti rumorosi, la sensazione di ovattamento dopo un concerto, la necessità di alzare sempre di più il volume in cuffia o la comparsa di fischi e ronzii persistenti, sintomi tipici dell’acufene.
Intercettare questi segnali precocemente è fondamentale per evitare un peggioramento progressivo.
Non solo artisti: anche il pubblico è coinvolto
Eventi come il Festival di Sanremo accendono i riflettori su un tema che riguarda anche chi assiste ai concerti o ascolta musica in cuffia per molte ore al giorno.
L’abitudine a volumi elevati, soprattutto con auricolari inseriti direttamente nel condotto uditivo, può favorire nel tempo una perdita uditiva precoce.
Prevenzione: la vera protagonista
La buona notizia è che l’ipoacusia da rumore è, in larga parte, prevenibile.
Monitorare i livelli sonori, utilizzare protezioni acustiche su misura, fare pause durante le prove e sottoporsi a controlli periodici dell’udito sono strategie fondamentali per chi lavora nella musica.
Un test audiometrico è semplice, non invasivo e consente di individuare anche lievi cali uditivi, prima che diventino un problema significativo.
Musica e benessere possono convivere
La musica emoziona, unisce, racconta storie.
Eventi come il Festival di Sanremo ci ricordano quanto sia centrale nella nostra cultura. Ma proprio perché l’udito è così prezioso, merita attenzione e cura.
Nel nostro centro acustico accompagniamo musicisti, professionisti dello spettacolo e appassionati in percorsi di prevenzione e monitoraggio personalizzati.
