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16 marzo 2017

MISOFONIA, L’ALLERGIA AI SUONI

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16 marzo 2017
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Sebbene la si studi poco, la misofonia è un problema molto serio. Più o meno tutti noi siamo intolleranti a una qualche tipologia di suono: il collega che fa scattare la penna, l’amico che mastica mentre siamo a cena, il ticchettio della lancetta; ma in pochi sanno che esiste una vera e propria allergia ai suoni in grado di scaturire in chi ne soffre forti reazioni di rabbia o attacchi di panico.

Diversamente dall’iperacusia, che provoca una ridotta tolleranza a tutti i suoni, la misofonia è una forma di sofferenza selettiva, isolata soltanto ad alcuni rumori specifici. Soltanto negli ultimi anni la ricerca scientifica si è soffermata sull’argomento, per molto tempo considerato una sensazione fantasma, evidenziando che in realtà esistono delle reazioni cerebrali molto precise che nei soggetti misofonici vengono innescate dal rumore.

La misofonia, in sostanza, è come un errore di attenzione: il cervello si sofferma troppo su suoni a cui gli altri solitamente non fanno caso e, di conseguenza, reagisce emotivamente a questi segnali. La corteccia insulare anteriore, infatti, la zona del cervello deputata alla scelta delle cose alle quali prestare attenzione e alle emozioni, presenta in queste persone un’attività più intensa. Quando vengono ascoltati determinati suoni, l’equilibrio già precario di questa regione viene alterato perché essa va in sovraccarico e ci sono anche alti livelli di connessione con altre aree del cervello. Battito cardiaco, sudorazione, salivazione, rabbia, pianto e attacchi di panico, sono solo alcune delle conseguenze che questo fastidio più indurre.

Questo problema ancora troppo sottovalutato, in realtà ha un’influenza notevole sulla vita delle persone che ne sono affette: esistono casi di soggetti misofonici che hanno difficoltà a mangiare con altre persone, a frequentare luoghi pubblici e finanche a trovare lavoro.

Ad oggi si conosce ancora troppo poco rispetto alla misofonia, tuttavia si tende ad affrontarla con un approccio analogo a quello utilizzato per l’acufene: la tinnitus retraining therapy. Grazie alla collaborazione tra otorinolaringoiatra e audioprotesista, questa terapia può aiutare a ritrovare il sollievo allenando il cervello attraverso la stimolazione sonora; inoltre, se si associa al trattamento a un efficace counseling, si può indurre il cervello stesso a ridurre l’impatto emotivo complessivo del disturbo.

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